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Duro scontro, con annuncio di querela, in materia di decreto salva antenne ed elettrosmog tra il presidente ...

Fonte: Il Tempo, 21/11/2002

... della regione Lombardia Roberto Formigoni e il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri. Al centro della polemica a distanza (Formigoni è in viaggio in Cina), la decisione della regione di ricorrere alla Consulta contro il cosiddetto decreto Gasparri, varato ad agosto per semplificare l'iter di installazione delle antenne per l'umts e criticato da numerosi enti locali che si sono sentiti scavalcati in materie (edilizia ed elettromagnetismo) che la Costituzione attribuisce alle regioni.
A Gasparri che aveva definito «miope, rozzo e ottuso» il ricorso della Regione, fatto il 12 novembre «contro le installazioni indiscriminate», Formigoni ha risposto definendo il ministro un «fascista, che difende gli affari poco chiari in cui è coinvolto». Pronta la querela di Gasparri.
Che tra i due non ci fosse feeling era noto. Forse anche a causa di certe definizioni salaci che il ministro di An ha dato al governatore lombardo. «Lui il delfino di berlusconi? Figuriamoci», aveva ironizzato Gasparri sulle effettive chances di scalata a Palazzo Chigi del collega di Forza Italia.
In difesa del ministro si è schierato Alessio Butti (An) ricordando che Gasparri «non solo non è mai stato accusato in alcuna sede di essere poco trasparente ma non è stato mai nemmeno attaccato su questo tema neanche dai più accaniti avversari della sinistra che pure non gli risparmiano critiche». E mentre per Egidio Pedrini (Udeur) «nel centro-destra c'è davvero un bel clima», Sauro Turroni dei Verdi, vicepresidente della Commissione Ambiente del Senato, ha detto che «Gasparri paga pegno alle società di tlc che gli dettano i decreti» e ha approvato pienamente l'atteggiamento assunto dalle Regioni.
Il decreto 198 dell'agosto 2002, voluto dal ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri per superare i ritardi nella realizzazione delle reti che dovranno ospitare le comunicazioni del futuro (umts, digitale terrestre e banda larga), è già stato respinto da almeno sei regioni come la Toscana o le Marche, ma anche da comuni come Vercelli, che hanno presentato istanza alla Corte Costituzionale.
Gasparri ha sempre sostenuto che sull'elettromagnetismo «c'è una vera e propria fobia», spiegando che senza decreto il rischio a livello locale era quello «di una paralisi degli investimenti nelle tlc», mentre «l'Italia ha limiti di tutela maggiori di quelli europei: la legge prevede emissioni elettromagnetiche massime di 6 volt/metro, mentre in Europa sono superiori, anche a 40 volt/metro».
Per le regioni, invece, il decreto Gasparri è «in realtà una vera e propria deregulation, inaccettabile e illegittima, anche alla luce della riforma costituzionale in senso federalista che il governo sembra ignorare», con il rischio di avere un risultato contrario a quello auspicato. Il decreto violerebbe la competenza in materia di urbanistica e ambiente attribuita alle Regioni dalla Costituzione.
Il decreto legislativo semplifica le installazioni di reti e antenne di tlc sul territorio nazionale, e indica tetti uniformi per le esposizioni all'elettrosmog, e la formula di silenzio-assenso per le autorizzazioni alle installazioni.
Fra gli obiettivi del provvedimento, la «razionalizzazione delle procedure autorizzative» e la «certezza dei termini per la conclusione dei procedimenti amministrativi». Per le installazioni di impianti Umts, «con potenza in singola antenna uguale o inferiore ai 20 watts», se rispettati i limiti di esposizione, il decreto prevede che sia «sufficiente la denuncia di inizio attività». Se le amministrazioni locali esprimono dissenso è convocata entro 30 giorni una conferenza di servizi che si esprime a maggioranza, sostituendo «a tutti gli effetti gli atti di competenza delle singole amministrazioni».

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