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Elettrosmog e Regioni «Rivolta prevedibile»

ROMA - In nome del «principio di precauzione» la legge quadro sull’inquinamento elettromagnetico, approvata sul finire della scorsa legislatura, doveva imporre limiti più severi per le antenne e gli elettrodotti. Invece sta scatenando liti e polemiche. Lo scontro fra il ministro delle Comunicazioni Gasparri e il presidente della Regione Lombardia Formigoni è appena un anticipo, prevedono gli esperti del settore. «La legge è rimasta priva dei decreti attuativi - lamenta l’onorevole Valerio Calzolaio, ds, padre della normativa -. Se prenderanno forma come preannunciato dal ministro dell’Ambiente Matteoli, allora potremo dire che è stata affossata». I valori proposti da Matteoli sono di 10 microtesla per gli elettrodotti e di 6 volt per metro per le antenne. Coerentemente con le indicazioni della ricerca scientifica internazionale, ricorda Calzolaio, dovrebbero essere, inferiori a 1 microtesla e a 3 volt per metro, rispettivamente. «Come se non bastasse - osserva Calzolaio -, l’unico decreto che ora tira fuori Gasparri, sottrae agli enti locali il diritto di stabilire se la localizzazione di un’antenna è legittima».
L’ingegnere Giuseppe Mangialavori, responsabile dei controlli su inquinamento elettromagnetico e acustico dell’Apat (Agenzia per la protezione dell’ambiente e del territorio), chiarisce i termini del conflitto tra Stato e Regioni. «I gestori della telefonia si accingono a impiantare 40.000 nuovi ripetitori che affiancheranno i 15- 20.000 già esistenti. Il decreto Gasparri stabilisce che, essendo impianti di pubblica utilità, potranno essere installati in deroga alle leggi sull’urbanizzazione la cui competenza è degli enti locali. Il malumore delle Regioni era prevedibile».
Fra i due litiganti, intanto, spunta un paciere: La Russa ha invitato Gasparri e Formigoni a cena «per appianare le divergenze».
Franco Foresta Martin

Fonte: Corriere della Sera, Politica

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